Flavio Arensi, 2007

Credo nella carne e nei suoi appetiti, vedere, udire, sentire sono miracoli, e ogni parte, ogni lembo di me è un miracolo.

Divino io sono, dentro e fuori, e santifico tutto ciò che tocco o da cui sono toccato, l’odore di queste ascelle è un aroma più dolce che le preghiere, questa testa è più che chiese, bibbie e tutti i credi. […]

Walt Whitman,

Canto di Me stesso, XXIV

Premessa

Sugli angeli di Ugo Riva dovrei scrivere – secondo gli schemi professionali – della vicenda di un’opera di bronzo (o del modello in terracotta), e decifrare i sistemi linguistici che ne stanno alla base, perché la parola accompagni la forma della materia, risponda alle curiosità dell’occhio e della mente. Urge invece indagare i motivi della rappresentazione, procedere oltre l’apparenza dei fatti volgendo altrove, siccome la foce di un fiume ha senso soltanto comprendendo le ragioni della sua sorgente; c’è una sostanza sottile,impalpabile, eppure capace di muovere tutti i sensi, abbondare di percezioni fino a scuotere ilprofondo di ciascuno, l’assassino come il santo, la prostituta come la commessa; parlo dell’amore, che già commuove l’idea di poterlo godere, di avere in dote la possibilità di donarne e nel contempo accogliere gratuitamente e liberamente quello altrui.

La possibilità invidiabile degli artisti risiede nel concretare i pensieri, le sensazioni. Col tempo le personesi sono abituate alla cecità della loro notte interiore, non vogliono pensare né alle cose del mondo, né a quelle dell’intimità, che possono coincidere, anzi dovrebbero. Attendono qualcuno indichi o forgi laverità, qualsiasi essa sia, o chiedono ad altri di tradurre in linguaggio ciò che ne superare ilimiti semantici. Strana pigrizia non pensare da soli. Ugo Riva ha modellato due enormi angeli.Credo siano cresciuti man mano egli abbia cominciato a parlare loro, anzi a parlarsi, come spessofanno gli artisti: soli di fronte all’arte trovano il tempo di meditare, mica sempre devono riferire alcunché, però intanto lo fanno; in altri casi si tratta di avvitamenti intellettuali che nulla contano, anzi complicano soltanto l’esistenza. Rilke ha scritto un intero poema dedicato agli angeli, tremendeespressioni dell’imperscrutabile, ma chi davvero conosce la grammatica del soprannaturale (e del naturale stesso)? Non saprei che aggiungere ai modelli ieratici dello scultore, ma posso riflettere, e questo è l’invito che rivolgo a ciascuno si trovi di fronte a un’opera così, o più ancora alla bellezzadella natura. Un invito ad aprirsi prima di tutto. Socrate diceva Conosci te stesso per poter conoscere l’universo e le sue leggi segrete; Gotama il Buddha aveva una formula più profonda: Ama te stessoe osserva. Ama te stesso è già un messaggio chiaro, tuttavia diviene fragoroso quando si raggiunge il risultato. In quel “te stesso” non cresce l’ego individualista di una vita autarchica, bensì l’interoconsorzio del creato, l’intero progetto segreto dell’esistere.

E poi osservarsi: osservare come si muta dinnanzi al gesto tanto banale quanto infinito dell’amare.Gli angeli sono questo, l’amore che si conosce e si osserva. Non l’amore fasullo ed egoistico. L’amore così com’è in verità.

Gli angeli e l’amore così com’è

Succede in certe notti profonde d’avvertire la sensazione della morte; capita di cogliere qualcosa ben oltre questa vita, come se nulla si disperdesse neppure dopo la soglia estrema della fine; semplicemente trasformasse in altra forma d’energia, e potendola definirla meglio, pur nel limiteinvalicabile della non-parola, allora si battezzerebbe amore (vocabolo piuttosto abusato).Mai come in questo tempo si è perso il contatto con la realtà, che non significa l’incontro col quotidiano affanno della sopravvivenza, piuttosto di un atto cosciente di vita in cui l’amore è il fulcro, il meccanismo che tutto muove o sostiene. Gli angeli sono così, vivono con la coscienza vigile; non lasciano al caso alcun gesto della loro esperienza. Anche i pianeti navigano, saggiamente, senzadebordare un millimetro dalla loro perfetta traiettoria, consci viceversa d’interferire con altreorbite e diversi pianteti. Ogni elemento in sincrono suona una musica precisa, che è appuntocoscienza perfetta, ragione assoluta. Ragione e amore.

La presenza vigile è dunque il discrimine fra chi addormentato affolla le strade e chi invece semplicemente continua a essere. Sempre e comunque. Si tramandava fra i più semplici della bontà angelica, ma oggi m’accorgo che costoro restano amorevolmente imperturbabili, direi senza dubbio che chi ama lascia libertà di errore… e tale amore straborda dopo averlo provato, tanto almeno da sentire necessità di condividerlo, dire uno a uno “ehi guarda io sono l’amore e sono qui adesso perte, e per me”. Momento sacro quando si congiungono due esistenze, tanto più quando i loro corpi si fondono con le anime; i sessi si tendono, gli occhi allargano a traiettorie di passione, poi a palpebrechiuse prolunga il piacere delle pelli umide che si cingono.

Gli angeli di Riva conservano il segreto degli amanti che si legano in abbraccio, anche dopo l’orgasmo, stanchi, felici, soddisfatti. Sono qui per ricordarci la nostra possibilità.

Noi affibbiamo loro le ali della leggerezza, di converso ci appesantiamo le giornate, chiudendo le valve del cuore al mistero, roviniamo con intelluttualismi arcaici il sapore unico della vita, godiamo deisuoi drammi tralasciando le altezze della gioia, dimenticandone l’aspetto santo, il richiamo del divino. Anzi, concediamo loro l’origine nobile di un Padre celeste, dividendoli in gerarchie che muovono insua gloria, ma ci priviamo della nostra genesi, della stessa discendenza. In terra…i genitorisi uniscono, le cellule fremono,li spermatozoi trepidano: il segreto fa scattare la scintilla e tutto accade, tutto si crea.

È la vita. Vengono i brividi al pensiero. Sacro mistero nascere, come morire… un bambino che stravolto piange appena dopo il parto, la mano di mia nonna che si raffredda, il respiro che in un certo esatto momento smette di sussultare, e gli angeli guardano, lasciano che accada, che tutto fluisca come il fiume lanciatosi nel mare, perdendosi, mutando.

La loro infinita indifferenza è la pace di chi non interviene per amore, bensì permette a ogni cosa di compiersi secondo dinamiche precise, nell’ordine perfetto che detta il mistero (e il nostro arbitrio). In molte sculture Ugo Riva principia dalla donna.

La sensualità femminile rappresenta l’inizio delle cose, sta al centro dei discorsi, ritorna come gesto delicato e dolce, finanche risalta la tenerezza dell’artista di fronte agli affari del mondo. C’è spesso l’orma di Maria, ma anche della sposa abbandonata, o quella che trepidante all’altare si volge in cerca dell’amato; il padre che si presenta come un’ombra, la madre che è distanza e vicinanza.

Gli angeli rappresentano tutti questi elementi, senza nascondere una sessualità importante, sacralizzata e duale, che porta a concepire ogni creatura. D’altronde, sia angeli che uomini sono dellastessa sostanza, provengono dalla medesima patria; i primi meramente lo ricordano, e accettano. L’uomo non sempre ha il coraggio di capire chi è. […]

Seregno, 2007

Flavio Arensi