Timothy J. Standring, 2005, Dieci Pensieri su Ugo Riva

1- Sul web si trovano migliaia di “risultati”, come dite voi italiani, al semplice digitare il nome Ugo Riva su un qualunque motore di ricerca. Non è certamente uno sconosciuto!Nasce a Bergamo e la sua prima formazione avviene sul territorio d’origine, sostanzialmente egli ha un profondo senso artistico, conosce le tecniche e allo stesso tempo sviluppa una propria e del tutto personale sensibilità. Sembrerebbe con ciò che la sua biografia sia ancora da scrivere. Arriverà qualcuno e collegherà i fatti della vita di questo Artista alle sue opere. Qualcuno poi inizierà a vedere le connessioni tra questi avvenimenti e l’effetto che hanno avuto sulla sua arte.

2- Scrivere la biografia di un artista è una sfida interessante: che cosa è veramente importante quando trasformiamo in parole l’intrinseca essenza di un’opera d’arte? I luoghi e le persone della vita di un artista che ruolo giocano negli anni della sua formazione? Cosa sarebbe stato di Van Gogh se fosse vissuto a Milano anziché ad Arles? L’artista si adatta all’ambiente in cui vive e lavora? È credibile la psicoanalisi quando cerca i legami fra le opere e chi le crea? Che cosa entra in gioco nella mentalità collettiva, quando si tenta di carpire l’essenza dell’opera di un Artista? Le opere, da se stesse, rivelano, o tradiscono, qualche aspetto di chi le ha create?

3- Come viene creato il significato di un’opera d’arte? E’ vicina o lontana dalla materia prima, dalla creta, dall’acqua, dal metallo e dai pigmenti?

4- Dove risiede la verità di queste opere? Io credo che risieda nella quantità di convinzione con la quale egli sostiene il mito, nella forza con cui impugna le redini dell’artifizio. Come per un romanziere, il cui scopo è quello di dare corpo al sogno del racconto, Riva ha l’abilità di mantenere un equilibrio tra ciò che è riconoscibile, finanche tangibile, e ciò che è immaginario, meno concreto, ma certamente non meno sostanziale della realtà stessa.

5- La sensualità delle sculture di Riva è riuscita perfettamente perché egli ha la capacità di creare delle opere evocanti la suggestione di ambienti e situazioni estremamente intimi e privati, come fare l’amore con la propria moglie in cucina mentre i bambini dormono nella stanza accanto. La sensualità dell’atto sessuale viene ispessita dal timore che i figli appaiano da un momento all’altro. O come fare l’amore in luoghi improvvisati quale un vicolo, dove il brivido accresce nella consapevolezza d’essere interrotti dall’arrivo di qualcuno o dall’apertura di una finestra. Noi diveniamo voyeuer delle situazioni create da Riva.

6- L’abilità tecnica -l’intreccio di creta e acqua plasmate con l’ausilio delle dita, levigate da coltelli, spatole e solo Dio sa con quale altro strumento- è sempre presente nell’opera di Riva. Inizialmente avevo giudicato questa caratteristica sconcertante credendo che vi fosse una certa irresolutezza e che mostrasse un limite della sua capacità a dare vita all’assieme di un’opera. Ma, poi, più ho approfondito lo studio delle sue opere più ho iniziato ad apprezzare questo aspetto del suo lavoro, che mi ha offerto la possibilità di creare un collegamento tra la sua opera e quella degli indiani Navajo, i quali lasciavano una piccola traccia di tessuto fuori dalle cornici delle loro composizioni: ciò permetteva un passaggio fra l’oggetto e le forze superiori. In assenza di questo residuo di materia non plasmata le opere di Riva perderebbero la loro energia e il loro spirito vitale.

7- Quando mi hanno mostrato la prima volta le opere di Riva la mia formazione storica mi ha condotto ai manufatti in creta dell’antichità. Ho richiamato alla memoria le terrecotte tangara, i lavori etruschi, per arrivare velocemente alle crete che ho ammirato al Bargello e alle terrecotte di Bernini, Duquesnoy e Mochi. E in particolare ho pensato che Riva avesse tratto una importante lezione dai lavori degli scapigliati che hanno lavorato a Milano e Roma fra la fine del XIX e XX Secolo. Nell’insieme, sono questi i lavori che immagino abbiano mosso Riva verso il mondo della lavorazione della creta.

8- Ma i vuoti nelle opere di Riva, quelle aree non riempite di materiale, sono ugualmente molto importanti, e ci si immagina che per questi egli abbia osservato ai primi lavori del XX Secolo fra Giacometti e Gonzalez. Ho il sospetto che da qualche parte nello studio di Riva ci siano delle prove per i suoi lavori che appartengono al regno del surreale, dell’astrattismo, e anche che si sia nutrito e abbia attinto, per alcune opere, dal mondo dell’inconscio.

9- A mio avviso, la questione più indicibile a proposito delle opere di Riva riguarda il suo uso del colore: non ho ancora deciso se esso funzioni oppure no. Ciò che è certo, in ogni caso, è che l’aggiunta del colore conferisce alle sue sculture qualcosa che, se non ci fosse, sospetto le farebbe sembrare spoglie.

10- Le opere d’arte non si basano mai sul nulla, prendono vita dalle dissertazioni e dall’impegno che si accendono attorno a combinazioni di significati: dalle allusioni della storia dell’arte, al luogo di appartenenza dell’artista, dalla sua biografia fino alle descrizioni della sua opera. Come questi elementi si combinino è una componente del gioco. Il più delle volte è un enigma come tutti questi pensieri e osservazioni si uniscono, e, ancora, il più delle volte, è ciò che ci porta a discutere che crea una esperienza più profonda con l’opera in esame. Forse, dopo le riflessioni appena fatte, il nostro interesse per le sculture di Riva diventa più profondo che mai.

Timothy J. Standring Gates Foundation Curator of Painting & Sculpture Denver Art Museum