Wolf Gunther Thiel

Ugo Riva è uno scultore ed artista le cui opere principali hanno dato un contributo alla storia dell’arte contemporanea.  La sua opera decostruisce in diversi modi le tendenze scultoree del suo tempo. Riva, infatti, intraprese una direzione opposta alle tendenze scultorie contemporanee, proposte dall’Arte Minimalista e dalla Pop Art degli anni 60 all’Arte Povera dei 70’, i Neo-Geo degli 80’ o l’Arte Concettuale dei 90’, dedicandosi invece alla rappresentazione della figura umana. Michael Duncan scrisse nel 1996. “ Per buona parte del nostro secolo, la rappresentazione della figura umana è stata messa in ombra dall’astrattismo. Ciò è specialmente evidente nella scultura, che sembrò preferire la rottura del modernismo rispetto alla tradizione dei monumenti equestri e commemorativi.”

Auguste Rodin credeva che il carattere di un individuo si potesse rivelare tramite le sue fattezze fisiche. Il talento di Rodin nel modellare la superficie permise a ciascuna singola parte del corpo modellato di poter contribuire all’insieme. Parlando del suo ‘Pensatore’, Rodin delucidò il proprio pensiero estetico: “ cosa fa pensare il mio pensatore e che lui pensa non solo con la mente, con il suo aggrottarsi delle sopracciglia, le narici dilatate e le labbra serrate, ma con ciascun muscolo delle braccia, schiena e gambe, con il suo pugno serrato ed i piedi contratti.”.I frammenti scultorei di Rodin erano opere autonome considerate dall’autore come l’essenza stessa della sua espressione artistica. I suoi frammenti, spesso privi di braccia, gambe o di una testa portarono la scultura lontano dal suo ruolo tradizionale di verosimiglianza e verso una dimensione dove le forme esistevano solamente per il piacere di esistere. I lavori più originali di Rodin si allontanavano da temi tradizionali come la mitologia o l’allegoria. Il corpo umano era modellato con molto realismo celebrando il carattere e la fiscalità individuale. I corpi di Ugo Riva sono spesso incompleti, comunicando così un effetto erotico, drammatico ed aggressivo. Riva ha confermato con la sua opera che l’individualismo, e il torso umano come una rappresentazione ‘pars pro toto’ della figura umana rivestono tuttora  un potenziale tematico è che sono quindi di grande importanza alle tematiche artistiche odierne. Specialmente oggi quando l’inflazione dei punti di vista artistici e l’abbandono di pittura e scultura rappresentano il sintomo dell’attimo di fama passeggera teorizzata da Warhol, un attimo in cui si ha l’opportunità di essere contemporanei. Riva rappresenta un tipo di artista diverso, ancora capace di vedere la sua opera come parte della tradizione classica e di includerla nella prospettiva storica. Tutto ciò segue l’ideale classico della scultura. Il cui scopo durante la maggior parte della storia è stato quello di creare opere d’arte capaci di essere durevoli, e questa è certamente una dei motivi chiave dell’opera di Riva.

La scultura è una forma tridimensionale intesa come espressione artistica. Riguarda principalmente lo spazio: occupandolo, ponendolo in relazione ed influenzandone la percezione.  Le sculture sono opere d’arte in cui le forme e le immagini sono sviluppate principalmente in tre dimensioni. E’ impossibile vedere interamente un oggetto tridimensionale da un solo punto di vista. Deve essere girato oppure l’osservatore deve girarci intorno, così che l’oggetto può sviluppare una sua dinamicità ed un costante cambiamento. Le sculture Classiche venivano in genere prodotte con materiali duraturi e spesso costosi,  come il bronzo o pietre come il marmo, pietre calcaree, porfido e granito.  L’ideale della scultura classica ha come riferimento le forme scultoree dell’antica Grecia dell’antica Roma e delle varie civiltà che tra il 500 a.c. e la caduta di Roma nel 476, furono sotto il loro dominio ed influenza. Da un punto di vista stilistico si riferisce anche a tutte le sculture eseguite in stile classico. Le sculture Classiche sono state popolari dal rinascimento e solo quelle opere che seguono da vicino i canoni dello stile classico possono ritenersi tali. Parlando delle opere di Ugo Riva, possiamo sicuramente parlare di scultura classica.

La figura senza ornamenti nella scultura classica greca esisteva in funzione allo status e ruolo svolto dalla figura rappresentata. Per esempio, atleti, sacerdotesse e divinità potevano essere riconosciuti dalla presenza o assenza dei loro ornamenti. L’ossessione rinascimentale nei confronti dell’immaginario classico greco, fece in modo che il nudo divenisse la ‘forma perfetta ’ nella rappresentazione del corpo umano. Di conseguenza il nudo nella scultura ha rappresentato una forma d’ideale, d’innocenza come di sincerità o di purezza. Nel corso del 19esimo secolo, gli dei ed i potenti della statuaria classica furono proposti e tramutati in vaghe allegorie delle virtù civiche e morali, come ad esempio la Vittoria od il Pensatore.

Ugo Riva usa l’allegoria come un metodo per raffigurare di uno stato d’animo la complessità mantenendo spesso questa matrice Classica. Le allegorie possono essere lette in diversi modi, a volte travisando l’intento originale dell’autore. L’intento originale dietro l’uso delle allegorie Riva è il desiderio di conservare il suo pensiero e le sue espressioni artistiche nel corso del tempo. Riva occupa un ruolo opposto alle politiche e alle diatribe  ‘arteoriche’ contemporanee. Quando Riva usa  il nudo come per 4, 85,12,89,43,99, lo fa come opportunità per esprimere l’arte, alludendo ad una tradizione che risale al rinascimento. Kenneth Clark nel suo libro: “The Nude” del 1956, spiegò come il nudo a partire dall’età classica fino ai primi del 18esimo secolo e stato il marchio della scultura. Riva ha fatto uso di quest’ideale opponendosi così ad alcune opinioni di stampo femminista e a bizzarre critiche sul ruolo del nudo nell’arte. Nel dopoguerra, la fiscalità del corpo fu concretamente affrontata con il body e la performance art. L’estetica delle prime performance non poteva essere più discosta dall’ideale di superficie intatta del nudo, infatti, nelle performance di Artisti come Gina Pane e Hermann Nietsch Il corpo è aperto (a volte realmente) per mostrare ciò che normalmente non si vede, a scopo di enfatizzare la fragilità e la forza della vita.

L’ideale della scultura di Ugo Riva funge da archetipo, dell’essere umano come un fenomeno straordinario en completo in tutte le sue part. Le sue sculture allegorizzano la bellezza e la preziosità dell’esistenza umana e simbolizzano e danno significato ad un’idea astratta dell’esistenza. Si tratta dell’esistenza umana espressa in tutte le sue varianti esistenziali, dall’illuminismo spirituale alla tristezza più profonda, alla paura, alla bellezza e all’euforia. In questo modo Riva continua la tradizione del nudo nella scultura e pone quesiti nei confronti dell’estetica e a quei meccanismi sociali nei quali il corpo era spogliato dalla sua sensualità per diventare un veicolo a uso allegorico. I corpi di Riva conservano la loro dimensione sensuale come parte della sua espressione artistica rinfacciando così anche il criticismo dei modernisti più dogmatici. Hilton Kramer scrisse una articolo su Gustave Moreau in occasione di una retrospettiva al Metropolitan Museum di New York nel 1999. Il titolo dell’articolo era: ’ Il sublime Matisse amò il ridicolo Gustave Moreau” e la critica fu quella di un convinto modernista. Kramer scrisse: “ e ironico che il tentativo programmatico di Moreau di evadere i patimenti dell’era moderna risultasse in uno stile del tipico di quel tempo che lo marchiò come vittima stessa del periodo di cui era così intento a ripudiare. Certamente egli non appartiene al passato epico che sognava di reincarnare con la sua arte”.

L’iconografia di Moreau e importante per comprendere l’opera di Riva al contrario quindi del pensiero modernista espresso da Kramer. Gustave Moreau era uno dei più importanti artisti del periodo simbolista. Egli privilegiava immagini mistiche rievocanti arcane  civiltà e mitologie. Come scrive Mario Paz: “ le figure di Moreau sono ambigue; […] ogni sua figura e unita alle altre da una rete di sottili trame.”. Ciò potrebbe essere una descrizione anche delle relazioni che corrono tra le figure dell’opera di Riva, come possiamo vedere in 25_92_,47_00,63_04. La relazione tra queste figure non sembra essere definita da emotivamente o razionalmente. Kramer scrive, e questo vale per entrambi gli artisti, che “ l’arte di Moreau è eccessivamente elaborata, preziosa, morbosa ed ornamentale.”

Questa descrizione di elaborazione, preziosità, morbosità ed ornamento, mostra paralleli tra Ugo Riva ed artisti come Gustave Moreau e Gustav Klimt e di quegli artisti che fecero del Simbolismo una reazione al Naturalismo e al Realismo creando una rete di ideali connessi al mito di una ‘età d’oro’. La terminologia origina dalla mitologia greca e fa riferimento ad un periodo ideale, ad un era agli inizi dell’umanità percepita come un utopia, quando la razza umana era pura ed immortale. Un’età d’oro’ è un periodo di pace, armonia, stabilità e prosperità. In letteratura l’età d’oro in genere termina con un evento devastatore, che porta alla caduta dell’uomo. Questo ideale dell’età d’oro – chiamata anche arcadia- era presente nell’arte Simbolista e lo è tuttora in diverse sculture di Ugo Riva.

Il ritorno a soggetti mitologici nell’opera di Riva rappresenta il desiderio di legittimare l’arte in maniera esistenziale ed a-temporale. L’arte intesa come vettore di contenuti anche spirituali, di illuminismo intellettuale e per promuovere le validità della tematiche artistiche. L’arte diventa un espressione attraverso i diversi periodi della cultura e della storia europea e mondiale rappresentando i pensieri estetici e le disposizioni nei confronti dell’arte. I grandi capolavori furono prodotti per i loro tempi, ma non hanno mai perso la loro rilevanza nel corso del tempo. Il Simbolismo fu una reazione contro il Naturalismo ed il Realismo che cercavano di riprodurre la realtà in modo oggettivo. Questi movimenti artistici ispirarono una via opposta che favorì la spiritualità, l’immaginazione e la dimensione onirica. Questa svolta verso il simbolismo incominciò con questa opposizione che e presente anche nelle opere di Riva. Ugo Riva si oppone ai movimenti artistici contemporanei, implicati come sono in diatribe sociali, politiche o sessuali, ma conferma il suo interesse per “l’art pour l’art”.

Alcuni scrittori del 19esimo secolo come Joris-Karl Huysmans, incominciarono come Naturalisti prima di passare al Simbolismo; per Huysmans, questo cambiamento coincise con un risveglio di interesse nella religione e nella spiritualità. Il movimento Simbolista nella letteratura ha le sue origini nel “Les Fleurs du mal” di Charles Baudelaire. L’estetica fu sviluppata da Stephane Mallarmé e Paul Verlaine tra il 1860 e 70’. Dopo il 1880, fu poi articolata attraverso una serie di manifesti che attrassero una generazione di scrittori. I Simbolisti credevano che l’arte dovesse imprigionare quella parte di verità a cui si poteva accedere solo per via indiretta, come abbiamo mostrato per Riva. Infatti, il suo uso di allegorie di stampo classico o cristiano funziona come un metodo indiretto per esprimere le sue posizioni artistiche.

Mallarmé e Verlaine scrissero in uno stile molto metaforico e affascinante impregnando immagini o oggetti di significati simbolisti. Il manifesto Simbolista (‘Le Symbolisme’, Le Figaro, 18 Sept 1886) fu pubblicato nel 1886 da Jean Moréas. Moréas annuncio che il Simbolismo era ostile a “scialbi significati, dichiarazioni, falsi sentimentalismi e descrizioni veriste, ” ma che il suo obiettivo invece era quello di ” rivestire l’ideale in una forma percettibile –il cui- obiettivo non risiedeva nell’avere obiettivi se non quello di esprimerne l’ideale”: In questa forma d’arte, immagine della natura, le attività umane e tutti i fenomeni del mondo reale non devono essere descritti per il loro fine proprio; qui diventano le basi su cui si deve rappresentare le loro affinità esoteriche con gli ideali primordiali. Nel definire l’essenza del Simbolismo nessuno fu più influente della pubblicazione nel 1884 da parte di Paul Verlaine, di una serie di saggi su Tristan Corbière, Arthur Rimbaud, e Stephane Mallarmé annoverati da Verlaine tra i poètes maudits (poeti maledetti). Verlaine scrisse che sebbene diversi tra loro, questi poeti avessero trovato nel loro genio la loro maledizione, isolandoli dai loro contemporanei, e che come risultato di ciò essi non erano preoccupati nell’evitare l’ermetismo ed idiosincrasia. In Ugo Riva, l’ermetica potrebbe essere un giusto termine per descrivere l’affinità nei confronti dell’arcadia e l’età d’oro, specialmente attraverso l’illuminismo intellettuale, spirituale e sensuale presente nei suoi lavori.

Vi è un’unione palpabile tra il simbolismo, l’età d’oro e le opera di Riva. Il desiderio di guardare all’esistenza in un modo più ricercato ed elegante. Quindi il termine idiosincrasia può essere qui utile. L’ idiosincrasia deriva dal greco ” temperamento particolare”, “abitudine del corpo “. E’ descritto come una caratteristica strutturale o comportamentale peculiare ad una persona o gruppo.Il termine si può anche applicare ai simboli. Simboli idiosincratici possono significare una cosa ad una persona, come una spada può richiamare alla guerra, ma che ad un altra persona può invece richiamare un investitura cavalleresca. Per lo stesso principio, I linguisti definiscono che le parole non sono solo segnali arbitrari, ma anzi idiosincratici. Il concetto di Verlaine del poète maudit a suo turno prende come modello Charles Baudelaire, che inaugurò a sua collezione Les fleurs du mal con la poesia Bénédiction, che descrive un poeta la cui serenità interna rimane indisturbata dal disprezzo delle persone che lo circondano. Per quello che mi riguarda questo incarna perfettamente il modo di agire di Ugo Riva. Il suo approccio oltrepassa il pessimismo di Arthur Schopenhauer, che affermò che lo scopo dell’arte è quello di provvedere ad un rifugio temporaneo dal cieco conflitto della volontà. Per Riva è ancor di più! E’una manifestazione di un alternativa al mondo profano. E qui vi è una differenza tra Riva ed I Simbolisti. Mentre i Simbolisti percepivano l’arte come un rifugio contemplativo dal mondo del conflitto e della volontà, Riva la intende come un’alternativa seria per cambiare la coscienza dello spettatore in periodi medi lunghi. Piazzando sculture nei spazi pubblici è da intendersi come un intervento artistico in tempi lunghi.

“La Petite Danseuse de Quatorze Ans” è una scultura di Edgar Degas rappresentante una giovane studentessa di danza chiamata Marie van Goethe. La figura fu prima formata in gesso e poi stampata in bronzo nel 1922. “La piccola ballerina di quattordici anni” fu modellata in cera, e dipinta per simulare un colore d’incarnato. E’ vestita di un vero corpetto, tutù, e scarpette da ballo ed è incoronata da una parrucca in crine di cavallo annodato con la seta. L’uso di Degas di una tecnica mista provocò il panorama artistico del tempo. Avendola modellata con una cera e colori realistici Degas diede alla Ballerina una vera gonna di stoffa, un vero corpetto di seta, una parrucca di capelli veri con un nastro verde annodato tra le trecce ed un paio di ballerine rosa. Comprendere la razione pubblica a questa opera aiuta a rendersi conto del dibattito nelle cerchie artistiche alla fine del diciannovesimo secolo in riguardo alla scultura policroma e monocroma. Il pubblico era abituato allo scuro del bronzo ed al bianco del marmo. La cera colorata di Degas e la sua aggiunta di elementi colorati e non tradizionali quali la gonna della ballerina, capelli, il corpetto e le scarpette, questa varietà di tessuti e superfici sorprese il pubblico di allora e più tardi influenzò la scultura moderna di cubisti, surrealisti e altri artisti del ventesimo secolo.

Nel campo della scultura classica la mentalità generale è ancora abituata al monocromo, bronzo, marmo legno od acciaio. Tutto quanto si trova tra Henry Moore e Richard Serra, ogni scultura che è policroma è ancora lontana dall’immagine della scultura monumentale come la possiamo vedere nei monumenti degli Stati Uniti o della Repubblica Popolare Cinese. Ugo Riva adotta una posizione diversa, in quanto egli usa un set policromo per le sue sculture. Decostruisce la visione classica nell’opinione pubblica di colore e scultura.

L’idea di paragonare Riva con Degas viene a seguito di molte delle idee di cui abbiamo già discusso. L’idea era quella di vedere la prospettiva della scultura contemporanea tra Riva e Degas. Pensando a Degas dove possiamo trovare fonti storiche? 150 anni prima la Francia del Rococò fornì uno stabile quadro culturale. Nei dipinti del tempo noi scoviamo una leggerezza di comportamento nei giardini arcadici che si riferivano a piaceri dei monarchi e dell’aristocrazia. Queste referenze le possiamo per esempio riconoscere nei quadri di Antoine Watteau o di François Boucher che raffigurano la delicatezza e giocosità del Rococò. Il periodo intorno al 1730 rappresentò l’apice dello sviluppo del Rococò in Francia. Lo stile si diffuse dall’architettura e i mobili alla pittura e alla scultura come esemplificato da Boucher e Watteau. Il Rococò ancora mantiene il gusto Barocco per forme complesse e motivi intricati, ma che a questo punto incominciò anche di integrare una varietà di caratteristiche diverse, incluso un gusto per i design orientali e composizioni asimmetriche.

Tenendo un occhio sull’opera di Riva, il Pierrot di Watteau, della commedia dell’arte del 1718-19 mostra paralleli iconografici. Sir Michael Levey, uno storico inglese e già direttore della National Gallery, di Londra, parlò di Watteau: “Creò senza saperlo, il concetto dell’artista individualista fedele a se stesso e a se stesso solo”. Se i suoi seguaci dipinsero fronzoli con aristocratiche cacce amorose, Watteau in pochi capolavori anticipò in un arte riguardo all’arte, il mondo dell’arte visto come attraverso gli occhi dell’artista. Ciò ci ricorda della descrizione del poeta fatta da Baudelaire e della nostra concezione di Riva. In contrasto ai capricci e alle licenze del Rococò coltivati da Boucher e da Jean-Honoré Fragonard alla fine del regno di Luigi XV, la panache teatrale di Watteau e spesso tinta di un tono di compassione, malinconia, e tristezza e la caducità dell’amore e di altre piacevolezze terrene. Questa descrizione può essere usata per descrivere il lavoro di Riva o le ballerine di Degas. E di mia opinione che l’atteggiamento artistico è visibile in tutte e tre le posizioni. L’influenza di Watteau sull’arte (non solo in pittura ma anche nelle arti decorative, moda, cinema, poesia, musica) era più notevole di quasi nessun altro artista della sua era. Riflettendo sull’inspirazione tratta da Watteau e da Rubens, i primi lavori di Boucher celebrano la visione idilliaca e tranquilla della natura e riproduce con grande slancio il paesaggio. In ogni modo la sua arte tipicamente archivia la tradizionale intelligenza rurale per rappresentare scene di definito erotismo e le sue rappresentazioni mitologiche sono appassionate e amorose piuttosto che epiche. Il riferimento alla mitologia è presente, ma rimane superficiale e piatto. Quindi come paragone con Riva noi preferiamo Watteau al posto di Boucher.L’attrazione che Ugo riva condivide con Degas e Watteau è l’idea individuale di bellezza classica che esprimono apertamente nelle oro opere. La bellezza classica si rifà ad un ideale che fu creato nell’antica Grecia e personificato da Venere Afrodite. Socrate decise che l’obbiettivo principale dell’artista è quello di dare un ideale standard del corpo umano in proporzioni esatte per raggiunger bilancio ed armonia. Noi possiamo ancora ammirare ciò in statue come l’”Afrodite di Melos”, meglio nota come Venere di Milo. L’idea fu riscoperta nel rinascimento come possiamo vedere dall’’Uomo Vitruviano’ di Leonardo da Vinci. Oggi l’ideale di un perfetto corpo umano è un risultato della cultura, religione, economia, pubblicità e altri fattori e quindi un costrutto. La definizione di bellezza non è immanente e oggettiva qualità siccome ogni era, luogo e classe sociale ne ha una sua versione. L’ideale di bellezza coincide con il sentimento artistico della gente di un rispettivo periodo storico. Diversamente d uno scienziato che ha costruito la sua opinione su fatti e risultati, un artista può esprimere le sue opinioni sentimenti sull’argomento della bellezza. Ugo Riva non evita di mostrare il suo ideale di bellezza e del corpo nelle sue sculture.

Wendy Steiner sottolinea l’asserzione che l’arte moderna e di proposito brutta e tenta di tracciare le origini intellettuali questa mostruosità attraverso la filosofia di Immanuel Kant e di Edmund Burke, temi del primo novecento dell’avant-garde e di movimenti atti a reprimere il femminino, il sentimento e il bello nel tentativo di raggiungere l’esperienza del sublime. L’esplorazione di Steiner offre un astuta comprensione dentro l’apparente distruzione della bellezza e il rigetto dei soggetti femminili come simboli estetici nel ventesimo secolo. Ugo Riva si oppone a questa idea di decostruzione della bellezza femminile e smonta attraverso il suo lavoro queste teorie del 20esimo secolo. Lui proclama, la resurrezione della bellezza e il primato estetico come termini di giudizio accettabili e prova che sono ancora oggi validi nelle opere degli artisti.

Wolf Gunther Thiel