Sono uscite quasi senza fatica, 2000

Sono uscite quasi senza fatica, come se da tempo aspettassero che aprissi loro la porta.  Le sentivo premere,  di tanto in tanto facevano capolino con discrezione.

Le ho lasciate maturare per poi coglierle al volo. Non sempre però si è disposti o in grado di ascoltare le voci del profondo, spesso le si ricaccia indietro: con un gesto della mano le si rimanda là dove regna il silenzio, senza rendersi conto che le si può perdere per sempre e che rinnegarle è un po’ come morire.

Comunicare con la propria anima è infatti una pratica delicata e fragile, da frequentare e alimentarecontinuamente, per capirne ricchezze e bisogni, scoprirne i percorsi più intimi.Può capitare di dimenticarsene, per leggerezza o inesperienza, ed è facile allora ritrovarsi in poco tempo in labirinti intricati e melmosi da cui è piuttosto arduo uscire.Memore di tutto ciò, ho dato fiato alle voci lasciandole cantare dentro di me, ho cavalcato il loro flusso vitale fino alla stanchezza. Mi sono concesso un anno sabbatico per farmi trascinare dove non sapevo, ma ciò non mi preoccupava perché quando il tempo scorre senza lasciare segni di stanchezza tra un sacco d’argilla e l’altro e si consumano giorni su giorni con la certezza di essere ancora al primo, si può esser certi che questo tempo è ben speso, che questi sono momenti di verità.Loro sono sgorgate così.

E ora eccole qui, adulte, imperturbabili, mi guardano come cosa altra, fuori da me, pronte a lasciarmi,  a vivere quel tempo che a me,  a noi, non è concesso,  cancellando nel loro viaggio quelle povere parole che le hanno generate e tutte quelle che, di volta in volta,  cercheranno di identificarle, fino a divenire esse stesse verbo.

Se ne andranno così, prima o poi, senza voltarsi indietro, come figli degeneri, portandosi via con inconsapevole indifferenza se stesse e la mia anima.Cinquant’anni di vita sono qui, nascosti tra una piega d’abito e uno sguardo socchiuso, ma ora prendano pure il volo, il mio compito è finito.

Nel bene o nel male il bronzo le ha rese “eterne”, quale enorme responsabilità!Per parte mia spero solo di riuscire ancora ad ascoltare quelle voci dell’anima che fanno si che l’argilla scorra dolcemente tra le dita e il tempo sia lieve, fino alla fine del mio viaggio.

Catalogo Ugo Riva “ Il Viaggio” – 2000